RT e SC sull'Alpe d'Huez

Le Alpi Francesi comprendono alcune delle più celebri salite della storia del ciclismo, rese immortali dalle imprese dei campioni al Tour de France e, in certe occasioni, al Giro d’Italia.

Chi non ha mai sognato di pedalare per esempio sulle leggendarie rampe dell’Alpe d’Huez, tra i tornanti incantati del Col du Galibier o su quel lembo di strada immerso tra i verdi prati del Col de l’Izoard?

Per molto tempo sono stato anch’io solo uno dei tanti sognatori fino a quando, nei primi giorni di Agosto 2021, ho ricevuto l’invito a partecipare a una breve vacanza ciclistica nei pressi di Briançon, precisamente a Saint-Chaffrey, un paesino di 1.700 anime situato all’interno dell’area sciistica di Serre-Chevalier, e… ho accettato senza esitare nemmeno per un secondo.

Lo storico amico Marcello Vaglia, con cui avevo già condiviso le meravigliose avventure in Uzbekistan, Medio Oriente, Olanda e Polonia, assieme a Giovanni Valgiovio, Luca Balzaretti e Simone Cappellini, ha dato spettacolo con la sua mtb da enduro per tutta la settimana, mentre io e Simone Colombo ci siamo concentrati sulla strada.

E poi… tanto divertimento e allegria tutti assieme una volta terminata la giornata!

In questo articolo mi focalizzerò esclusivamente sui giri effettuati da me e Simone Colombo in sella alle nostre bici da corsa ma, se foste appassionati di enduro, come non consigliarvi un bel giro sul ghiacciaio di La Meije a oltre 3.000 metri di quota? Non solo ve lo consiglio, ma spero un giorno di ritornare in quelle zone e trascorrere a mia volta una adrenalinica giornata in quei meravigliosi luoghi.

BIKE TOUR NELLE ALPI FRANCESI: ITINERARIO

  • Giorno 1: COL DE L’IZOARD
  • Giorno 2: ALPE D’HUEZ
  • Giorno 3: COL DU LAUTARET e COL DU GALIBIER

GIORNO 1: COL DE L’IZOARD (7/8/2021)

Partiti verso le sette del mattino da Milano, in circa tre ore di auto abbiamo raggiunto la nostra meta. Una volta a Saint-Chaffrey, abbiamo subito inforcato le nostre bici in direzione Briançon, visto che era troppo presto per effettuare il check-in.

Da lì abbiamo puntato all’Izoard, sperando che i nuvoloni grigi e la leggera pioggerellina potessero essere soltanto passeggeri e così fortunatamente sarebbe stato, a parte il forte e freddo vento nei pressi della vetta posta a quota 2.361 metri.

Che cos’è l’Izoard? Certamente è una salita ammantata di leggenda, soprattutto dal versante sud con partenza da Château-Ville-Vieille. Qui infatti, salendo verso la cima, si trova la lunare Casse Déserte, zona rocciosa in cui sono poste due targhe in ricordo di Fausto Coppi e Louison Bobet.

Noi invece siamo saliti dal versante settentrionale, rimanendo particolarmente colpiti dall’incantevole panorama di Cervières, paesino a 1.620 metri di altitudine, i cui meravigliosi prati e il luccicante torrente fanno sembrare per un attimo la salita più dolce.

A proposito dell’ascesa, l’Izoard da Briançon misura 19,1 km con un dislivello di 902 metri, pendenza media intorno al 6% e massima vicino al 10%, mentre da Château-Ville-Vieille misura 15,9 km con una pendenza media attorno al 7% e massima del 14%.

Concentrandoci ora esclusivamente sul lato nord, quello da noi salito, la prima parte è piuttosto semplice. Da Le Laus in poi, invece, le difficoltà crescono e gli ultimi sette km sono sempre intorno all’8%.

Poco prima della fine si trova il “Refuge Napoléon“, uno dei sei rifugi del dipartimento delle Alte Alpi costruiti per ordine di Napoleone Bonaparte in ringraziamento dell’accoglienza ricevuta al ritorno dall’esilio all’isola d’Elba.

Proprio qui ho trovato Simone che, dopo aver raggiunto la vetta, è sceso giù riuscendo a spronarmi in maniera decisiva lungo quell’ultimo ventoso e freddo tratto.

In cima si erge il memoriale in pietra dedicato nel 1934 al generale Baron-Berge, il quale aveva diretto i lavori di costruzione della strada nel 1893. Il Tour de France transitò qui per la prima volta nel 1922, con passaggio in vetta del belga Philippe Thijs, leggendario trionfatore alla “Grande Boucle”nel 1913, 1914 e 1920.

Tra gli italiani, hanno iscritto qui i propri nomi Bartolomeo Aymo nel 1925 e 1926, Gino Bartali nel 1938 e 1948, Fausto Coppi nel 1949 e 1951, Imerio Massignan nel 1960, Claudio Chiappucci nel 1993, Stefano Garzelli nel 2006 e Damiano Caruso nel 2019.

GIORNO 2: ALPE D’HUEZ (8/8/2021)

L’Alpe d’Huez è un’icona mondiale e noi abbiamo deciso di dirigerci proprio lì per la nostra seconda giornata. Parcheggiata l’auto a Le Freney-d’Oisans, abbiamo pedalato in discesa fino a Le Bourg-d’Oisans e da lì siamo arrivati all’inizio della mitica ascesa nell’arco di poco tempo.

Di salite più belle e panoramiche ne ho viste diverse, a partire dal vicino Galibier, ma l’Alpe d’Huez ha qualcosa in più dal punto di vista della leggenda e vedere i nomi dei vincitori a ogni tornante ti fa quasi credere di essere lì a pedalare con loro.

La parte iniziale è certamente la più dura, con punte nettamente superiori al 10%, ma pure il tratto centrale non scherza. Infine la strada diventa un po’ più semplice nel finale, con medie più lievi negli ultimi due km.

Sulla lunghezza reale della salita, tanto cara ai ciclisti italiani, ci sono pareri discordanti, visto che gli stessi organizzatori del Tour de France hanno posto l’inizio del cronometraggio in punti diversi lungo gli anni.

Oggi si tende ad accettare la lunghezza di 13,8 km con dislivello di 1.118 metri, pendenza media dell’8,1% e massima del 14%. E’ dunque una salita tosta, resa ancor più difficile dal caldo, come per noi in quell’occasione.

Giunti in cima, abbiamo potuto ammirare le spettacolari montagne, che fungono da comprensorio sciistico in inverno e da piste da downhill in estate. Quindi, prima della discesa e del rientro a Le Freney-d’Oisans, abbiamo effettuato una meritata sosta, concedendoci un panino, una bella birra fresca e scattando qualche foto ricordo.

Sotto il profilo statistico, gli italiani transitati per primi all’Alpe d’Huez sono stati Fausto Coppi nel 1952, Gianni Bugno nel 1990 e 1991, Roberto Conti nel 1994, Marco Pantani nel 1995 e 1997, Giuseppe Guerini nel 1999. Proprio a Pantani appartiene il record di scalata con 36’50” nel 1995 (facendo partire il tempo dai – 13,8 km al traguardo). Vai qui per i migliori tempi di sempre all’Alpe d’Huez.

GIORNO 3: COL DU LAUTARET E COL DU GALIBIER (9/8/2021)

Dopo Izoard e Alpe d’Huez, abbiamo deciso di puntare sul facile Lautaret e sullo spettacolare Galibier. Simone è sceso a Briançon, compiendo quindi l’itinerario completo, mentre io sono partito direttamente da Saint-Chaffrey.

La salita del Lautaret, partendo da Briançon, misura 27,75 km con un dislivello di 853 metri, pendenza media del 3,1% e massima dell’8/9% in un brevissimo tratto all’inizio. Dal Lautaret al Galibier ci sono poi altri 8,5 km con un dislivello di 584 metri, pendenza media del 7,8% e massima del 12%.

Il Lautaret è perciò piuttosto facile e offre un panorama estremamente piacevole. L’unico limite è dovuto al numero davvero alto di automobili qui presenti ma, perlomeno, è stato realizzato uno spazio asfaltato oltre la linea bianca esterna proprio per i ciclisti.

Il Galibier è invece a dir poco spettacolare e, pur non avendolo affrontato dal più nobile versante di Valloire, dove il “Pirata” Pantani aveva disintegrato la resitenza del “Kaiser” Jan Ullrich al Tour del 1998, mi è egualmente piaciuto un sacco.

Da lassù – la vetta è a 2.642 metri di altitudine – il panorama è incredibile e la salita, oltre che da noi ciclisti, viene presa d’assalto pure dai motociclisti. L’arrivo è posto su una piccola piazzola, dove spesso si forma una coda per farsi scattare la foto davanti al cartello della cima.

Subito dopo la fotografia di rito, siamo scesi immediatamente al Lautaret, dove faceva più caldo, c’era meno vento e dove abbiamo potuto rifocillarci a base di hot dog e birra, prima di rientrare stanchi ma felici a casa.

GIORNO 4: GRIGLIATA E STELLE CADENTI AL LAC DE L’ORCEYRETTE (10/8/2021)

Dopo le fatiche dei giorni precedenti, ho deciso di riposarmi un po’, mentre gli altri miei compagni di viaggio stavano scorrazzando sul vicino Col du Granon. Oltre a quest’ultimo, questa zona offre numerose altre salite interessanti, da sommare a quelle di cui vi ho narrato in precedenza.

Tra queste vi segnalo il Col du Télégraphe, il Col du Vars e l’altissimo Col de la Bonette, la cui cima posta a 2.860 metri vide il saluto al professionismo da parte di Laurent Fignon durante il Tour del 1993.

Mi sono dunque riposato, approfittandone per girare un po’ il paese, prima che gli amici mi raggiungessero nel tardo pomeriggio. E… come salutare questa nuova avventura se non con una gustosa grigliata presso lo splendido parco del Lac de l’Orceyrette!

Questo pittoresco lago alpino, posto a 1.927 metri di altitudine, si raggiunge attraverso una stradina asfaltata in automobile. All’inizio del parco c’è un parcheggio e da lì ci vogliono 15/20 minuti a piedi (o 5 minuti con un veicolo adatto allo sterrato… il sentiero è tenuto in perfette condizioni) fino al bacino lacustre.

Terminata la grigliata e fatta una passeggiata per sgranchirci le gambe, abbiamo avuto la fortuna di riuscire ad ammirare l’incredibile spettacolo della Via Lattea come forse mai ci era capitato in precedenza, godendoci anche qualche stella cadente. Se doveste capitare da quelle parti, visitate assolutamente questa zona!

CONCLUSIONI

Sono riuscito finalmente a pedalare su queste mitiche salite viste finora solamente in tv durante il Tour de France e, se dovessi stilare una classifica di gradimento personale, metterei il Galibier al primo posto senza indugi.

Un panorama di quel genere è infatti merce rara e, per usare il titolo di un libro scritto dall’amico Giacomo Pellizzari, questa salita è la perfetta risposta alla classica domanda: “Ma chi te lo fa fare?“.

L’Alpe d’Huez sovrasta invece senz’ombra di dubbio tutte le altre ascese sotto il profilo della gloria sportiva, l’Izoard presenta tratti naturalistici affascinanti e il Lautaret è pedalabile da chiunque.

E poi… volete mettere un’ultima serata davanti alle stelle cadenti sulle rive del Lac de l’Orceyrette assieme agli amici? Sì, è stata proprio una bella avventura, certamente da ripetere!

Per saperne di più su alcune salite di queste zone, vi invito a leggere la mia recensione al volume “Tornanti e altri incantesimi” di Giacomo Pellizzari.

Riccardo Tempo

3 pensiero su “TOUR SULLE ALPI FRANCESI IN BICI DA CORSA: IZOARD, HUEZ, LAUTARET E GALIBIER”

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