In mountain bike elettrica alla scoperta delle meraviglie dell’Alta Val di Non

Itinerario 1: Pineta Hotels di Tavon, Santuario di San Romedio, Museo Retico di Sanzeno, Ponte di Casez, Pista ciclabile Malgolo – Fondo, Azienda Agricola Calliari a Malosco, sentiero di Don, Tavon.

Paesaggi mozzafiato, piccoli paesi suddivisi fra innovazione e tradizione, costruzioni storiche secolari, piste ciclabili e sentieri in perfette condizioni: questi sono stati i tasselli del mio giro in mountain bike elettrica assieme all’amico Michele Sicher tra le meraviglie dell’Alta Val di Non.

Terra di meleti e splendide montagne, questo lembo di Val di Non sa regalare anche numerose perle in ambito storico-culturale, enogastronomico e artistico, risultando proprio per questo motivo un luogo molto amato da quei turisti alla ricerca di qualcosa di diverso dalla “solita vacanza”.

Tavon, piccola frazione di Coredo all’interno del comune di Predaia, è stato il nostro punto di partenza, a cui è seguita la discesa su sterrato fino all’incredibile Santuario di San Romedio, nato nell’XI secolo e scavato nella roccia.

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Scorcio del Pineta Hotels di Tavon, il nostro punto di ritrovo (trentino.com).

Da lì siamo risaliti verso il lato opposto della vallata attraverso il corso del Rio San Romedio fino a raggiungere il piccolo comune di Sanzeno e il suo Museo Retico, vero e proprio tempio dell’archeologia nonesa, per poi spostarci verso Casez e Malgolo.

Da quest’ultimo paesino parte la bellissima ciclabile dell’Alta Val di Non da cui, passando per Romeno, Cavareno e Sarnonico, si arriva a Fondo, patria natia del futurista Fortunato Depero in cui campeggia un maestoso idrocronometro ad acqua nella piazza centrale.

Infine siamo approdati a Malosco, paesino a due passi da Fondo, dove abbiamo potuto conoscere la realtà dell’azienda agricola Calliari, un perfetto esempio di produzione a km zero in cui la strategia della diversificazione dei prodotti si è rivelata vincente.

Il viaggio di ritorno verso Tavon ci ha permesso di pedalare su altre strade, passando cioè dall’abitato di Don e scendendo dal sentiero 539 fino a San Romedio, da cui in pochi minuti siamo giunti nuovamente al Pineta Hotels.

In totale abbiamo percorso 34,2 km in 2h10’37” a una velocità media di 15,8 km/h per un dislivello complessivo di 1.374 metri, inserendo svariate pause per scattare foto e ammirare il panorama circostante.

Una magnifica esperienza, consigliata a tutti!

Perché pedalare una mtb elettrica e non una mtb muscolare?

Le biciclette tradizionali (o “muscolari”) rappresentano il mio pane quotidiano, visto che quasi ogni giorno inforco la mia bici da corsa per una pedalata sulle strade della Predaia, dell’Alta Val di Non o della Val di Sole.

Grazie al ciclismo elettrico ho però scoperto un nuovo modo di viaggiare, cioè una possibilità di praticare cicloturismo alla portata di tutti.

Sì, proprio così. Perché l’assistenza del motore elettrico permette al ciclista una fatica nettamente inferiore rispetto alla norma in modo da fargli godere i paesaggi senza l’assillo continuo della gestione oculata delle energie, del fiato corto e del terribile mal di gambe.

Spettacolare scenario naturalistico in Alta Val di Non. In emtb è meglio! (pinetahotels.it)

Spettacolare scenario naturalistico in Alta Val di Non. In emtb è meglio! (pinetahotels.it)

La bici elettrica rappresenta inoltre un mezzo adatto all’ecosostenibilità ambientale, valida alternativa “green” agli inquinanti motorini e scooter senza dimenticare i numerosi vantaggi di natura fisica apportati al nostro organismo come dimostrato da diversi studi scientifici.

Non a caso numerosi bike hotel ed enti locali hanno abbracciato la frontiera del noleggio di emtb ai turisti.

Perciò vi consiglio di provarne una e vedrete che non ve ne pentirete!

Pineta Hotels di Tavon – Santuario di San Romedio

Io e Michele siamo partiti dal Pineta Hotels di Tavon, un bike hotel dotato di area wellness da sempre dedito all’ecosostenibilità e alla promozione del cicloturismo (elettrico e non).

Gestito dalla famiglia Sicher, è divenuto oggi un punto di riferimento per l’intera Val di Non, conquistando turisti provenienti dall’Italia e dall’estero grazie all’alta qualità del servizio offerto, dalla location al cibo passando per le attività sportive e l’area relax.

Dal parcheggio del Pineta abbiamo inforcato le nostre emtb in direzione San Romedio, prendendo il sentiero SAT 537-535, ben segnalato e facilmente percorribile.

Dagli 860 metri di altitudine di Tavon siamo giunti in pochi minuti ai 720 del santuario, rimanendo incantati dinnanzi allo scenario dell’antico eremo come se fosse la prima volta in cui lo stessimo ammirando.

Il Santuario di San Romedio, costruito nel Medioevo dai fedeli sulle rocce (YouTube)

Il Santuario di San Romedio, costruito dai fedeli nel Medioevo tra le rocce.

Luogo di grande richiamo per i turisti da svariati decenni, è divenuto celebre anche per la presenza dell’orso Bruno nell’area faunistica limitrofa oltre alle meraviglie artistiche e paesaggistiche presenti.

Il primo nucleo del santuario nacque nell’XI secolo, quando i discepoli dell’eremita Romedio di Thaur costruirono una cappella scavata nella roccia in suo ricordo.

Oggi la struttura, recante un arco trionfale all’ingresso, comprende cinque chiesette sovrapposte tra di loro e collegate da una scalinata di centotrentuno gradini.

Come detto in precedenza, nell’area faunistica adiacente vive invece Bruno, un orso proveniente dal Parco Nazionale d’Abruzzo, la cui presenza rimanda alla leggenda più famosa su San Romedio.

Questi infatti, desideroso di andare a Trento per salutare il vescovo Vigilio, avrebbe chiesto a un fedele di sellargli il cavallo. L’uomo ritornò indietro però terrorizzato, dicendogli che un orso stava sbranando l’animale. Così Romedio gli avrebbe ordinato di sellare l’orso, con cui poi raggiungere la sede vescovile.

Le incredibili cascate presenti a pochi minuti dal Santuario di San Romedio (Riccardo Tempo).

Le incredibili cascate presenti a pochi minuti dal Santuario di San Romedio (Riccardo Tempo).

L’ingresso al santuario è gratuito e gli orari di apertura sono i seguenti: luglio e agosto dalle 8:30 alle 19, maggio, giugno e settembre dalle 9 alle 18, da ottobre ad aprile dalle 9 alle 17:30.

Contattando APT Val di Non al numero 0463-8301330 o all’indirizzo email info@visitvaldinon.it è possibile prenotare visite guidate.

Santuario di San Romedio – Museo Retico di Sanzeno

Dopo una veloce visita alle cinque chiesette del santuario e un saluto all’orso Bruno, siamo ripartiti alla volta del Museo Retico di Sanzeno, seguendo la strada asfaltata della valle del Rio Romedio.

Lungo questo itinerario siamo stati accompagnati dal corso del torrente sulla sinistra, mentre sul lato opposto abbiamo potuto ammirare una magnifica cascata naturale. Il tutto senza avere ancora fatto alcuna fatica!

Entrati a Sanzeno abbiamo continuato a percorrere questa stradina secondaria fino a raggiungere la SS43. Lì abbiamo svoltato a destra in direzione Bolzano – Passo della Mendola e dopo poche centinaia di metri siamo giunti dinnanzi al museo (in via Rezia 87).

Dal particolare design di impronta decostruttivista, il Museo Retico ospita il patrimonio archeologico locale oltre a un’area esterna predisposta per l’archeologia sperimentale.

Il particolare ingresso del Museo Retico a Sanzeno (unsertirol24.com)

Il particolare ingresso del Museo Retico a Sanzeno

Partendo dalle testimonianze riguardanti i cacciatori paleolitici, questo viaggio nel tempo ci porta alla scoperta di oggetti e produzioni artistiche dalla preistoria all’Alto Medioevo, concludendosi con la vicenda della morte dei santi martiri d’Anaunia.

Il luogo, aperto dal 1 marzo al 31 ottobre, presenta le seguenti tariffe d’ingresso: ticket intero 3,50 euro, ridotto (over 65, giovani dai 15 ai 26 anni, soci Touring Club Italiano e gruppi di minimo quindici persone) 2,50 euro, gratis fino ai 14 anni.

Se voleste saperne di più, potreste chiamare il numero 0463-3434125 (o 0461-492161) oppure inviare una email all’indirizzo: uff.beniarcheologici@provincia.tn.it.

Sanzeno – Casez – Pista Ciclabile Malgolo – Fondo

Usciti dal Museo, abbiamo subito svoltato a sinistra in direzione Casez – Dambel – Revò, proseguendo dritti fino al cartellone d’ingresso a Casez in prossimità del ponte.

Pochi metri prima del ponte siamo entrati in una stradina asfaltata sulla destra, da cui abbiamo proseguito fino al “lunghissimo” paese di Malgolo, sede dell’albergo – ristorante Nerina in cui potreste fermarvi per una pausa a gustare qualche pietanza locale accompagnata da un buon vino.

Al termine di via Alcide Degasperi abbiamo superato il piazzale continuando dritto, non prendendo dunque il bivio sulla destra verso Salter.

In un attimo siamo giunti sulla splendida pista ciclabile, inizialmente costeggiante la SS43 sul lato destro per poi scavalcarla sulla parte opposta in prossimità di un ponte in legno sormontato da numerosi archi in ferro battuto.

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Da questo ponte, dopo avere superato Malgolo, si può raggiungere Fondo dopo pochi km (Riccardo Tempo).

Dopo questo ponticello si alternano tratti in asfalto e tratti su ghiaia, sempre immersi in un suggestivo panorama circondato da prati verdi e privo di meleti.

Questi chilometri non sono particolarmente impegnativi e nel giro di poco tempo si raggiunge l’abitato di Fondo grazie alle perfette indicazioni segnaletiche disposte lungo la pista.

Il pezzo su asfalto con le pendenze più ostiche di tutto il nostro tour si trova proprio fra il termine della ciclabile e il centro di Fondo, in cui è presente una rampa piuttosto aspra (comunque ampiamente superabile inserendo la modalità del motore “Turbo” sulla mtb elettrica).

Giunti nella piazza centrale, la mia attenzione è subito caduta sull’idrocronometro con idrosuoneria funzionante ad acqua, vero e proprio capolavoro realizzato dal maestro Alberto Gorla e posto lì dal 2010.

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L’idrocronometro presente a Fondo, con alcuni dettagli sul lato destro della foto (giornirubati.it).

Questo “orologio” dispone di quattro quadranti, indicanti rispettivamente ore e minuti, aspetto e giorni della luna, calendario con i giorni della settimana e del mese e posizione del sole nello zodiaco.

Alle spalle dell’idrocronometro è invece presente un cartellone in onore del futurista Fortunato Depero, nato a Fondo il 30 marzo 1892 e autore del libro “Depero futurista”, più noto come “il libro bullonato” poiché rilegato da due bulloni.

Una volta finito questo piacevole momento tecnologico – culturale, abbiamo ripreso il nostro viaggio in emtb verso la meta conclusiva, cioè l’azienda agricola Calliari in quel di Malosco.

Azienda agricola Calliari, produzione a km zero a Malosco

Dopo un breve tratto a discrete pendenze (nulla di impossibile in sella a una emtb), abbiamo finalmente visto sulla destra il tanto agognato cartellone a sfondo verde su cornice in legno recante la scritta: “Azienda Agricola Calliari”.

Qui siamo entrati nella stradina sterrata sul lato destro e siamo scesi all’ingresso dell’azienda, dove la signora Flavia e il figlio Francesco ci hanno accolto con grande disponibilità.

Specializzati nella produzione di confetture, succhi, miele, mirtilli e verdura mista, hanno recentemente deciso di realizzare anche un vino, probabilmente in vendita da inizio 2018.

Durante la nostra piacevole chiacchierata, siamo partiti dagli inizi con una piccola stalla negli anni ’60, focalizzandoci poi sulle successive fasi di ampliamento volute da Gabriele Calliari e dalla moglie Flavia, sul progetto dei meleti nelle terre di Lev Tolstoj in Russia, sui prodotti attualmente in vendita e sull’idea di produrre vino.

Tutto ciò senza dimenticare la creazione del brand “Le coccole di Mammina” e la fattoria didattica.

La deliziosa confettura di pere e noci prodotta dall'azienda agricola Calliari con il brand

La deliziosa confettura di pere e noci prodotta dall’azienda agricola Calliari con il brand “Le coccole di Mammina” (Riccardo Tempo).

“Abbiamo iniziato negli anni Sessanta – mi dice Flavia – quando i miei suoceri arrivarono da Romeno e costruirono una casa con una piccola stalla. Poi mio marito Gabriele ingrandì il tutto e dopo il nostro matrimonio abbiamo cominciato a coltivare fragole e altri piccoli frutti prima di decidere di puntare su una diversificazione della produzione. A quel punto abbiamo aperto un piccolo punto vendita con i nostri prodotti e dopo circa venticinque anni siamo riusciti a crescere fino a qui.”

Terminato il breve preambolo dedicato alla storia dell’azienda, Flavia mi ha parlato del suo sogno divenuto realtà e dei vari tipi di prodotti presenti in bottega, soffermandosi particolarmente sulle confetture.

“Il mio sogno nel cassetto era di riuscire a fare la trasformazione. Perciò ho creato il logo “Le coccole di Mammina”, ricevendo nel tempo grandissime soddisfazioni. Noi realizziamo le confetture con la nostra frutta e verdura, non aggiungendo né conservanti né coloranti né addensanti. Al fianco di quelle classiche come albicocca, ciliegia, mirtillo, lampone, pesca e vaniglia, prugna e fragola, produco anche gusti particolari da accompagnare ai formaggi come pere e noci e mele, pere e zenzero. Inoltre abbiamo la salsa di pomodoro, gli sciroppi di ribes rosso, sambuco e fragola, i succhi di mirtillo e mela, verdure tipo zucchine, patate, pomodori, cavoli cappucci e, a breve, pure le mele. L’azienda è dunque molto diversificata e, quando ci resta un po’ di tempo, accogliamo gruppi di persone nella fattoria didattica.”

Dopodiché ha preso parola Francesco, artefice del progetto riguardante il vino.

“Ci troviamo a circa 1.100 metri di altitudine e abbiamo cominciato a piantare viti di varietà Solaris, un tipo molto resistente alle malattie, su consiglio di un tecnico di San Michele. Entro la fine dell’anno prossimo dobbiamo riuscire a coltivare tutto l’appezzamento e abbiamo già iniziato a fare prove di vinificazione. Due anni fa è venuta molto bene e quest’anno parrebbe altrettanto. Proseguendo così e vedendo come anche altre realtà locali stiano puntando in questa direzione, penso proprio che la viticoltura possa rappresentare una buona strada da seguire per l’agricoltura di queste zone nell’immediato futuro.”

Oltre all’azienda agricola e alla produzione di vino, la famiglia Calliari possiede anche un vivaio, in cui vengono prodotte piante di melo. Piante esportate addirittura in Russia nelle terre di Lev Tolstoj.

“Mio fratello Nicolò – prosegue Francesco – gestisce questo vivaio creato più di trenta anni fa da mio padre Gabriele assieme a due soci. Si trova a Verona e qui produciamo varietà quali Golden, Gala e alcuni cloni di queste ultime. Inoltre mio padre è un grande appassionato di ricerca storica riguardante le varietà più rare, presenti ormai solo in qualche prato dell’Alta Val di Non. Ha realizzato quindi alcuni innesti e le ha riprodotte. Un giorno è poi uscita una ricerca condotta dal diplomatico russo Viktor Gajduk, da cui è emerso come una buona parte della tenuta di Lev Tolstoj fosse coltivata a meli. Ciò avvenne grazie alla madre dello scrittore, la quale comprò le piante proprio in un vivaio della Val di Non. Nel tempo ne sono però morte in grande quantità e grazie a un sopralluogo effettuato dall’ARCI di Trento nel 2009, il direttore della tenuta ci ha chiesto di realizzare le piante per il suo meleto. Nell’arco di due anni queste erano pronte, sono state caricate in celle frigorifero e dopo altri cinque giorni hanno raggiunto la Russia, dove è stata organizzata una bellissima festa. Sull’evento sarebbe stato poi scritto un libro, in cui sono presenti anche numerose foto significative.”

Vista dall'alto dell'azienda agricola Calliari a Malosco (aziendaagricolacalliari.com)

Vista dall’alto dell’azienda agricola Calliari a Malosco (aziendaagricolacalliari.com).

Spento il mio registratore, abbiamo sfogliato qualche pagina grazie a cui ho appreso nuovi aneddoti. Quindi mi è stata offerta una fetta di torta e sono ripartito verso casa in compagnia di Michele.

Passando infine alle info riguardanti i contatti, l’azienda agricola Calliari è situata a Malosco in via Belvedere 24, è aperta dalle 9:30 alle 12 e dalle 16 alle 19 ed è chiusa il sabato.

Il numero di telefono è 340-0017649, mentre il sito è www.aziendaagricolacalliari.com (con pagina Facebook annessa).

Complimenti di cuore e buona fortuna per tutto a Gabriele, Flavia, Francesco e Nicolò Calliari.

Ritorno a Tavon dal sentiero di Don

Piacevolmente caricati dopo questa esperienza, siamo usciti da Malosco per riportarci verso la SS43, pedalando ancora un breve tratto in salita.

Al bivio abbiamo girato a destra e dopo pochi metri siamo entrati nella pista ciclabile presente sul lato destro.

Cartello con l'indicazione del bivio Don - Amblar. Per Tavon bisogna girare a destra. (Riccardo Tempo)

Cartello con l’indicazione del bivio Don – Amblar prima del ponte di Rio Liner. Per Tavon bisogna girare a destra (Riccardo Tempo).

Proseguendo dritti, abbiamo oltrepassato il ponte di Rio Liner e preso la direzione verso Don (perciò sulla destra al bivio per Amblar – Don), dove abbiamo nuovamente svoltato a destra all’altezza di via San Romedio.

Siamo quindi entrati nel sentiero 539, da cui siamo giunti a Tavon seguendo le indicazioni per il Santuario di San Romedio.

A causa delle fitte piogge degli ultimi giorni, il tratto sterrato in discesa fra Don e San Romedio era particolarmente rovinato e costellato da buche piene di acqua e fango.

Se qualche cicloturista poco avvezzo alle discese “scassate” preferisse pedalare su strade più semplici e sicure, potrebbe ripercorrere senza problemi la via dell’andata fino al Museo Retico di Sanzeno per poi curvare a sinistra e immergersi nell’adiacente sentiero verso San Romedio.

Piuttosto infangati e bagnati, seppur con un sorriso a trentadue denti, abbiamo riposto le nostre bici elettriche (dopo averle lavate meticolosamente) nel bike parking del Pineta Hotels, già pronti a ripartire per un nuovo viaggio.

Alla prossima con un tour realizzato completamente sul territorio della Predaia fra carne e salumi di altissima qualità e un giro tra due splendide malghe, sempre con la mountain bike elettrica!



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15 replies

  1. Mi piace molto.
    Che emozione quando ho appreso che i meli della tenuta di Lev Tolstoj erano stati acquistati dalla Val di Non, dove si raccolgono le famose mele Melinda.
    Bravo! Previt.
    Mayia

  2. Gli articoli di Riccardo Tempo devo ammettere che sono sempre scritti molto bene e con divozia di particolari

  3. Non ho mai pensato di pedalare in montagna, ma un Electric Tour, dopo questo articolo, mi attira proprio, bella idea !
    Grazue

  4. Di sicuro non pedalerò, ma l’articolo fa venir voglia di visitare questi posti meravigliosi.

  5. Che bei posti ! Per noi comuni ciclisti cittadini è fattibile? o consigli un percorso più ridotto.

    • Buongiorno Rosy. Con una bici elettrica è un percorso alla portata di tutti, escluso chi soffra di determinate patologie. Per chi non sia troppo avvezzo alle pedalate su sentieri non proprio perfettamente levigati, consiglio di evitare il ritorno da Don e scendere invece fino a Sanzeno da cui poi riprendere la strada verso Tavon. Grazie 🙂

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