Il col de la Bonette torna protagonista al Tour de France dopo diversi anni, essendo stato inserito nella diciannovesima tappa dell’edizione 2024. Salita che vide al Tour del 1993 l’ultimo giorno da professionista di Laurent Fignon, è la più alta in Europa da cui sia transitato un Grande Giro con i suoi 2.802 metri.
Qui però va fatta una precisazione. Il col de la Bonette arriverebbe a quota 2.715 metri, quindi a un’altitudine inferiore rispetto al col de l’Iseran, al passo dello Stelvio e al colle dell’Agnello ma i francesi, per far sì che divenisse la salita più alta d’Europa, hanno realizzato una variante che porta ai 2.802 metri della Cime de la Bonette.

In più vi segnaliamo che il Pico Veleta, montagna della Sierra Nevada in Spagna, raggiunge quota 3.392 metri, ma non viene mai inserito nella Vuelta di Spagna per motivi logistici. In Austria troviamo invece la Ötztaler Gletscherstrasse, nota anche come Ghiacciaio di Sölden, che termina a 2.829 metri.
Andiamo ora a vedere i dati tecnici della salita transalpina e la sua storia al Tour de France, a cui va aggiunto anche un passaggio al Giro d’Italia.
Col de la Bonette, scheda tecnica della salita francese
- Lunghezza: 22,9 km
- Dislivello: 1.589 metri
- Pendenza media: 6,9%
- Pendenza massima: 14%
- Punto più alto: 2.802 metri

Col de la Bonette, la storia di questa salita al Tour de France e al Giro d’Italia
Il nome maggiormente legato agli albori del col de la Bonette all’interno del ciclismo professionistico è quello di Federico Bahamontes, scalatore spagnolo vincitore del Tour de France 1959. “L’Aquila di Toledo”, sei volte vincitore della classifica degli scalatori alla Grande Boucle, transitò infatti in vetta alla montagna sia nel 1962 sia nel 1964.
Non vinse però la tappa in nessuna delle due occasioni, visto che la Antibes-Briançon (11 luglio 1962, 18a tappa, 241,5 km) andò al belga Émile Daems, mentre la Briançon-Monaco (30 giugno 1964, 9a tappa, 239 km) vide il trionfo di Jacques Anquetil.
I Tour del 1962 e del 1964 vennero dominati proprio da Jacques Anquetil e il passaggio successivo sulla Bonette sarebbe avvenuto durante un’epoca di un altro grande dominatore, quale fu Miguel Indurain.

La Serre Chevalier – Isola 2000 (15 luglio 1993, 11a tappa, 180 km) vide il transito in vetta all’ascesa alpina a opera del grimpeur scozzese Robert Millar, mentre la vittoria della frazione andò allo svizzero Tony Rominger. Proprio l’elvetico avrebbe chiuso il Tour ’93 in seconda piazza, a 4’59” da Indurain.
Quella giornata passò nella storia del ciclismo anche (e forse soprattutto) per il ritiro di uno dei più celebri ciclisti di quel periodo, se non della storia, cioè Laurent Fignon.
“Il professore”, vincitore di due Tour de France, un Giro d’Italia e due Milano-Sanremo, ricordato anche per le sconfitte cocenti al Giro ’84 e al Tour ’89, decise di pedalare sulla Bonette in ultima posizione in modo da rimanere da solo e poter riflettere in solitudine. Dopodiché si ritirò.

Sempre nella stessa giornata, l’italiano Davide Cassani in maglia a pois andò prima in fuga e poi crollò al punto di salvarsi dal tempo massimo per appena 25″ assieme allo sprinter uzbeko Djamolidine Abdoujaparov. Proprio la presenza di quest’ultimo lo rianimò, al punto da riuscire a fare una vera e propria volata per salvarsi dall’esclusione.
Trascorrono quindici anni e il Tour torna sul tetto d’Europa durante la Cuneo-Jausiers (22 luglio 2008, 16a tappa, 157 km) con vittoria finale del francese Cyril Dessel. Quel giorno, in cima alla Bonette, transitò in testa il sudafricano John-Lee Augustyn, primo ciclista africano nella storia a passare per primo sulla vetta più alta del Tour de France.
Augustyn sarebbe poi caduto malamente durante la discesa successiva verso Jausiers, riuscendo comunque a rialzarsi e a concludere la frazione a cinque minuti dal vincitore.

Al Tour 2024, in cui la Cime de la Bonette è stata protagonista della diciannovesima frazione assieme alle salite del col de Vars e di Isola 2000, è passato per primo in vetta l’ecuadoriano Richard Carapaz, mentre la tappa è stata portata a casa dallo sloveno Tadej Pogačar.
La salita francese fu percorsa anche dai corridori durante il Giro d’Italia 2016, ma in quell’occasione la carovana rosa si fermò a quota 2.715 metri, senza dunque affrontare la variante.
Quel giorno, durante la Guillestre – Sant’Anna di Vinadio (28 maggio 2016, 20a tappa, 134 km), transitò per primo in vetta lo spagnolo Mikel Nieve, poi vincitore della maglia azzurra dedicata ai Gran Premi della Montagna, mentre la tappa fu vinta dall’estone Rein Taaramäe.

Più che per le schermaglie per la vittoria di tappa, quella frazione è rimasta nella storia per l’impresa compiuta da Vincenzo Nibali, il quale riuscì a staccare la maglia rosa Esteban Chaves sulla salita finale e a vincere così il suo secondo Giro d’Italia (successo legittimato il dì seguente nella passerella di Torino).

A proposito di leggendarie salite del Tour de France, vi consigliamo di leggere i nostri speciali su Alpe d’Huez e Puy de Dôme, mentre qui trovate il post sulla salita del Col de la Couillole.
Qui potete invece immergervi nel nostro viaggio in bici da corsa sulle Alpi Francesi (Izoard, Huez, Lautaret e Galibier).
[…] già ricordato nel nostro articolo dedicato alla salita del col de la Bonette, quella fu l’ultima tappa disputata in carriera da Laurent Fignon, il quale scese dalla sua […]
[…] tra Embrun e Isola 2000, i ciclisti dovranno affrontare il Col de Vars e soprattutto il leggendario Col de la Bonette, la cui cima è posta a oltre 2.800 […]
[…] ad appena un giorno di distanza dalla tappa comprendente dure salite quali il Col de Vars, il Col de la Bonette e Isola 2000, faranno sicuramente […]
[…] queste vi segnalo il Col du Télégraphe, il Col du Vars e l’altissimo Col de la Bonette, la cui cima posta a oltre 2.800 metri vide il saluto al professionismo da parte di Laurent Fignon […]