Marco Pantani sorridente

Marco Pantani è stato un fuoriclasse della salita, da molti addetti ai lavori considerato il più grande scalatore della storia del ciclismo. I suoi leggendari scatti, esaltati dalla voce commossa di Adriano De Zan durante il Giro d’Italia e il Tour de France (ricordate… “Scatto di Pantani, è scattato Pantani!”), hanno scritto la storia del nostro sport e tuttora, a diversi anni dalla sua morte, il campione di Cesenatico è nei cuori di innumerevoli appassionati.

Come non ricordare per esempio l’incredibile duello con Pavel Tonkov sulle rampe di Montecampione nel 1998, oppure il violento attacco alla maglia gialla Jan Ullrich sul Col du Galibier sempre nello stesso anno, per non parlare delle prime imprese al Giro del 1994, le perle sull’Alpe d’Huez al Tour, la rimonta a Oropa nel 1999 e l’accoppiata Mont Ventoux – Courchevel al Tour 2000, quando fece capire a Lance Armstrong di poterlo surclassare in salita nonostante non fosse in piena forma.

Il Pirata non è stato però solo un grande campione sotto il profilo sportivo, ma ha saputo dare tanto anche dal lato umano, come spesso amano ricordare alcuni suoi tifosi e compagni di squadra a lui particolarmente vicini. Nel 2014, per esempio, ho avuto il piacere di intervistare il mitico Gigi, storico tifoso di Marco, durante il Memorial Marco Pantani. Dalle parole di quest’uomo, scomparso nel 2022, trasudava una marea di amore verso Marco e si comprendeva bene come quest’ultimo abbia lasciato un profondo segno proprio dal lato umano.

Proprio in quell’occasione ho avuto il piacere di scambiare due parole anche con Tonina Pantani, la mamma del Pirata, e di visitare lo Spazio Pantani, museo aperto al pubblico nel 2006 in quel di Cesenatico.

Andiamo ora a ripercorrere la carriera del campione romagnolo, vincitore del Giro d’Italia e del Tour de France nel 1998, tra i pochi nella storia del ciclismo a riuscire a realizzare nello stesso anno quest’accoppiata (assieme a Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain) nonché della medaglia di bronzo ai mondiali di Duitama nel 1995, attraverso le sue più grandi imprese.

Marco Pantani e le sue grandi imprese

  • Tour de France 1998, lo scatto sul Galibier
  • Giro d’Italia 1998, il duello a Montecampione
  • Giro d’Italia 1994, Mortirolo e Santa Cristina
  • Tour de France 2000, la rasoiata di Courchevel
  • Giro d’Italia 1999, la rimonta di Oropa
  • Tour de France 1995, il record sull’Alpe d’Huez
  • Giro d’Italia 1994, il primo acuto a Merano con una discesa folle
  • Tour de France 2000, alla conquista del Mont Ventoux
  • Tour de France 1997, l’impresa di Morzine
  • Giro d’Italia 2003, il saluto sullo Zoncolan

Pantani vs Ullrich, Galibier 1998

Jan Ullrich, il giovane tedesco del Team Deutsche Telekom già vincitore del Tour de France nel 1997, sembrava imbattibile. Marco Pantani, appena rientrato dalle fatiche del Giro d’Italia vinto, sembrava stanco. Eppure, nonostante il netto distacco accumulato tra il prologo di Dublino e la crono di Corrèze, alla prima buona occasione il Pirata fece il vuoto alle proprie spalle, staccando i diretti rivali prima nella tappa di Luchon e poi dominando a Plateau de Beille.

Ullrich era però ancora lontano in classifica e allora, il 27 luglio 1998 durante la quindicesima tappa tra Grenoble e Les Deux Alpes, il capitano della Mercatone Uno decise di attaccare sulle rampe del Col du Galibier, ancora piuttosto lontano dal traguardo. In una giornata di freddo e pioggia, il romagnolo scattò con una forza inaudita a 4 km dalla vetta della meravigliosa salita alpina, lasciando sul posto l’incredulo panzer tedesco.

Metro dopo metro Pantani superò tutti i fuggitivi di giornata, scavando un distacco enorme tra sé e gli altri big della classifica generale. Giunto sulla cima del Galibier, iniziò la picchiata in discesa come una furia ma, non riuscendo a indossare bene la mantellina, dovette fermarsi nei pressi di una curva. Davide Cassani, durante la telecronaca, temette una sua caduta ma fortunatamente andò tutto bene e il Pirata riprese presto a far mulinare sontuosamente le gambe.

Sul traguardo di Les Deux Alpes precedette Rodolfo Massi di 1’54” e Fernando Escartin di 1’59”, ma soprattutto Bobby Julich e Jan Ullrich di tanti minuti. Precisamente quest’ultimo giunse distrutto a 8’57” dal nostro campione, accompagnato dai compagni di squadra Bjarne Riis e Udo Bölts. Ad appena sei tappe dalla fine, la classifica recitava così: 1 Marco Pantani 2 Bobby Julich a 5’42” 3 Jan Ullrich a 5’56”.

Il giorno seguente, nella tappa di Albertville, il Kaiser avrebbe reagito con orgoglio, tentando in ogni modo di staccare la nuova maglia gialla. Pantani, soprattutto nel finale, dette sempre l’impressione di controllare, giungendo sul traguardo secondo a pari tempo con il fiero rivale. Giunto in terza posizione nella crono finale di Le Creusot alle spalle di Ullrich e Julich, il Pirata concluderà il Tour de France 1998 con un vantaggio di 3’21″sul tedesco e di 4’08” sull’americano. Nessuno di noi può dimenticare la sua gioia sul podio ai Campi Elisi, con il trofeo del vincitore consegnatogli dal grande Felice Gimondi che, prima della vittoria di Pantani, era stato l’ultimo azzurro a trionfare alla Grande Boucle nel 1965.

Pantani vs Tonkov, Montecampione 1998

Alex Zülle appare inarrivabile, ma con Marco Pantani in gara mai dire mai. Lo svizzero, reduce da due Vuelta di Spagna vinte consecutivamente, è in grande forma e il dominio nella cronometro di Trieste sembra suggellane anticipatamente il trionfo anche sulla Corsa Rosa.

Anche Pantani, l’anno prima terzo al Tour de France, è però molto agguerrito e il successo nella frazione di Piancavallo ne dimostra le velleità. Dopo la quindicesima tappa, la crono triestina, la classifica vede Zülle in testa con 2’02” su Pavel Tonkov e 3’48” sul Pirata. Passano appena due giorni e tra Asiago e Selva di Val Gardena si scatena il finimondo, con lo svizzero alla deriva e un Pantani superbo all’attacco con Beppe “Turbo” Guerini. I due italiani arrivano al traguardo con oltre 2′ sui rivali e Marco conquista la maglia rosa con 30″ di vantaggio su Tonkov e 31″ proprio su Guerini.

Il russo, vincitore del Giro d’Italia nel 1996 e secondo nel 1997, si riprende subito e all’Alpe di Pampeago vince la tappa precedendo di 1″ il Pirata, ora primo in classifica con 27″ sul rivale. Ed è proprio qui che avviene qualcosa di inimmaginabile, uno dei più bei duelli della storia del ciclismo, degno degli epici match di boxe dei tempi di Alì – Frazier – Foreman, ovvero la sfida sulle rampe di Plan di Montecampione.

Qui Pantani attaccò violentemente una prima volta, ma Tonkov reagì e si mise nella sua scia. Allora il Pirata ci riprovò una seconda, una terza, una quarta, una quinta e una sesta volta, ma il russo sembrava granitico, riportandosi in ogni occasione nella scia del romagnolo.

A tre chilometri dall’arrivo mi sono fatto un esame di coscienza. Ho parlato con me stesso e ho fatto appello a tutte le energie. Ho pensato che non avevo più la maglia rosa, che dovevo conquistarmela. Mi sono detto: vai Marco, o salti tu o salta lui. È saltato lui.

Marco Pantani

Così, a 2.700 metri dalla conclusione, Marco attaccò un’ultima volta e finalmente vide allontanarsi la sagoma del capitano della Mapei. Da lì in poi sarebbe stato un tripudio, con Tonkov a 57″ sul traguardo e a 1’28” in classifica generale. Per comprendere ancora di più la portata di quell’impresa, uno straordinario scalatore quale Giuseppe Guerini giunse terzo a 3’16” da Pantani.

Il timore che il campione russo potesse recuperare quello svantaggio nella cronometro di Lugano svanì molto presto e Marco, terzo nella prova contro il tempo, riuscì addirittura a guadagnargli altri 5″. Il Giro d’Italia 1998 vide dunque uno straordinario Pirata vincere con 1’33” su Pavel Tonkov e 6’51” su Beppe Guerini.

Giro d’Italia 1994, doppietta da sogno e podio finale

Miguel Indurain veniva da tre vittorie di fila al Tour de France e due al Giro d’Italia. Chi avrebbe potuto impensierirlo? La Carrera schierò il giovane Marco Pantani, trionfatore al Giro d’Italia dilettanti nel 1992, al fianco del capitano Claudio Chiappucci ma dopo un paio di settimane… le gerarchie sarebbero cambiate.

Il 4 giugno 1994 è in programma la Lienz-Merano, quattordicesima tappa della Corsa Rosa, e Marco scatta in prossimità del passo di Monte Giovo. Quell’impresa verrà ricordata non tanto per la salita, ma per la sua incredibile discesa a velocità siderali in cui mantenne una posizione estrema in sella alla sua bici.

La consacrazione definitiva sarebbe avvenuta il giorno seguente, nella leggendaria Merano-Aprica. Qui attaccò prima sul durissimo Mortirolo, staccando tutti i rivali. Per evitare di restare da solo nel successivo tratto di pianura, attese i primi avversari, cioè Miguel Indurain e Nelson Rodríguez, i quali cedettero nuovamente sull’ascesa di Santa Cristina.

Uno stoico Chiappucci chiuse in seconda piazza a ben 2’52” da Pantani, con Indurain a 3’30” ed Evgenij Berzin a 4’06”. Proprio quest’ultimo porterà a casa il Giro d’Italia 1994, precedendo Marco di 2’51” e Indurain di 3’23”. Il nostro campione, ancora in grande spolvero con il terzo posto nella crono con arrivo al passo del Bocco, cercò in ogni modo di recuperare lo svantaggio al russo, soprattutto grazie a un clamoroso attacco a circa 100 km dal traguardo nella tappa di Les Deux Alpes. Alla fine decise di rialzarsi, ma quell’attacco fece capire al mondo intero di che pasta fosse fatto quel ragazzo di Cesenatico.

Tour de France 2000: Pantani vs Armstrong

Al Tour del 2000 Pantani non riuscì a presentarsi in grande forma, mentre Lance Armstrong era al top della condizione. L’americano, vincitore del Tour 1999 e divenuto da due anni (con il quarto posto alla Vuelta nel 1998) un corridore da grandi giri dal nulla, in quei giorni volava e, come ben sappiamo, nel 2012 l’UCI decise di annullare tutte le sue vittorie al Tour, compresa quella del 2000, per motivi legati al doping.

Il Pirata pagò dazio nelle prime tappe, ma un po’ alla volta tornò in un buono stato di forma e il 13 luglio, nella leggendaria frazione fra Carpentras e il Mont Ventoux, diede spettacolo. Dopo essersi leggermente staccato a inizio salita dal gruppo di testa, una volta tornato sotto agli altri big andò subito all’attacco, fino a quando nessuno – Armstrong a parte – riuscì più a seguirne il ritmo.

L’americano, una volta raggiunto Marco, tentò subito di accelerare, ma il nostro campione reagì con prontezza e nel finale riuscì a precedere di pochi centimetri il rivale. Nei giorni seguenti il clima tra i due divenne rovente e allora, come aveva sempre fatto durante la propria carriera, Pantani decise di reagire con i fatti e la resa dei conti avvenne il 16 luglio a Courchevel. Qui il Pirata rifilò una lezione memorabile al texano, staccandolo nettamente nella salita finale e giungendogli davanti di 51″.

Dopo il giorno di riposo, Marco tentò il tutto per tutto nella Courchevel-Morzine. Non gli interessava infatti né il sesto posto nella classifica né la possibilità di arrivare sul podio. A un campione del suo calibro interessava solo la maglia gialla e per conquistarla nuovamente avrebbe dovuto rimontare ben nove minuti su Armstrong. Così attaccò a 130 km dal traguardo, gettando il gruppo nello scompiglio più totale.

La tappa, lunga 196 km, prevedeva 5 GPM e lui partì sul primo, il Col des Saisies, un’ascesa di 15,1 km con una pendenza media del 6,1%. Ullrich e Virenque tentarono di seguirlo, ma subito preferirono farsi riassorbire dal gruppo, mentre Armstrong mise alla frusta i propri compagni di squadra al suo inseguimento. I soli Pascal Hervé e Fernando Escartín riuscirono a raggiungere il Pirata, ma solo lo spagnolo diede il proprio aiuto visto che il francese, da gregario di Richard Virenque, rimase sempre a ruota.

I tre furono ripresi a Cluses, a 47 km dal termine, e nell’arco di pochi kilometri il capitano della Mercatone Uno crollò, principalmente per essersi alimentato male e poco durante le ore precedenti. Alla fine trionfò Virenque e Armstrong, in crisi nel finale, riuscì comunque a limitare i danni. Il giorno dopo il Pirata decise di ritirarsi, chiudendo così la propria carriera al Tour de France.

Giro d’Italia 1999, la rimonta di Oropa

Al Giro del 1999 Pantani non aveva rivali e infatti dominò la corsa in lungo e in largo. Vinse prima la tappa con arrivo sul Gran Sasso d’Italia, ripetendosi poi al Santuario d’Oropa, all’Alpe di Pampeago e a Madonna di Campiglio. Dopo quest’ultima vittoria, a sole due frazioni dalla fine, aveva un vantaggio di 5’38” su Paolo Savoldelli e di 6’12” su Ivan Gotti e probabilmente, nella durissima tappa dell’Aprica, i distacchi sarebbero potuti dilatarsi ancora di più.

Purtroppo, però, la criminalità organizzata aveva enormi interessi legati al mondo delle scommesse sulla gara italiana e avrebbe avuto perdite ingenti se Pantani avesse trionfato. Così, subito prima della partenza da Madonna di Campiglio, avvenne il dramma. A Pantani venne fatto, esattamente come a tutti gli altri ciclisti nella top ten, un controllo antidoping di routine ma… durante il suo controllo accaddero fatti strani, come molto tempo dopo sarebbe stato confermato grazie al lavoro del team del programma “Le Iene”.

In parole povere, l’ematocrito del Pirata era nella realtà dei fatti intorno al 47/48%, cioè ben al di sotto della soglia del 50% considerata come limite per poter prendere parte alla corsa, ma le autorità antidoping dichiararono il 52% come valore del campione romagnolo, al quale venne quindi preclusa la possibilità di terminare il Giro. A quel punto tutta la Mercatone Uno si ritirò dalla corsa e per Marco fu una mazzata terribile da cui non si sarebbe più ripreso.

Tornando alla mitica tappa del Santuario di Oropa, la numero 15 di quell’edizione, a Pantani saltò la catena all’imbocco dell’ascesa conclusiva e in un attimo perse circa 50 secondi dai battistrada. Atteso dai suoi compagni, iniziò una rimonta furibonda grazie a cui riuscì a riprendere le decine di ciclisti davanti a lui. L’ultimo ad arrendersi fu il francese Laurent Jalabert, il quale chiuse secondo a 21″ dal Pirata.

Quest’ultimo non esultò pensando di non essere riuscito a riprendere tutti, festeggiando solo dopo che i membri del team gli ebbero comunicato il successo dopo l’arrivo.

Alpe d’Huez 1995, il grande record

Pantani detiene i tre migliori tempi della storia riguardanti la salita dell’Alpe d’Huez, con una punta di 36’50” al Tour de France 1995. Nel 1994, pur avendo staccato nettamente tutti gli altri big, non era riuscito a vincere, obiettivo invece raggiunto sia nel 1995 sia nel 1997.

In quel Tour ebbe diversi problemi fisici ma in quel 10 luglio, durante la dodicesima tappa, si presentò al meglio e demolì la concorrenza. Scattato a ben 13 km dalla fine, staccò subito i diretti rivali, andando a riprendere anche tutti gli uomini della fuga. Con i suoi incredibili 36’50” riuscì a precedere Miguel Indurain e Alex Zülle di 1’20” e Bjarne Riis di 1’22”, ovvero colori i quali sarebbero giunti rispettivamente primo, secondo e terzo a Parigi.

Morzine 1997, una prova di classe immensa

Il 1997 fu un anno difficile per il Pirata, ma al Tour riuscì a compiere imprese rimaste nella storia, concludendo in terza piazza a Parigi alle spalle dei soli Jan Ullrich e Richard Virenque. Assieme al tedesco e al francese diede spettacolo su tutte le salite, imponendo loro la propria legge sia sull’Alpe d’Huez sia a Morzine.

In quest’ultima tappa, la numero 15 di quell’edizione, Pantani scattò in modo incredibile sulle pendenze del Col de Joux Plane, facendo il vuoto dietro di sé e poi, con la sua caratteristica posizione a uovo, riuscì a risultare il migliore anche in discesa distanziando i due grandi rivali di 1’17”.

Zoncolan 2003, il grande saluto

Dopo anni di grande difficoltà, Marco si presentò in un discreto stato di forma al via del Giro d’Italia 2003, mettendosi in luce in diverse tappe. Su tutte rimarrà nella storia la frazione del 22 maggio, che vide per la prima volta l’arrivo sul durissimo Monte Zoncolan.

La maglia rosa Gilberto Simoni partì all’attacco e non venne più ripreso, ma Pantani fu il primo a reagire, cercando di limitare i danni assieme a Stefano Garzelli. Alla fine il Pirata chiuse quinto, alle spalle di Simoni, Garzelli, Francesco Casagrande e Jaroslav Popovyč, ma ci fece sognare ancora una volta.

In quel Giro, prima della caduta in discesa nella frazione con arrivo a Chianale, era nono in classifica generale e dopo tanto tempo era riuscito a ritrovare buone sensazioni. Quel giorno perse però parecchi minuti e a Milano sarebbe giunto in quattordicesima piazza.

Quella giornata sullo Zoncolan vedemmo per l’ultima volta un grande Pantani, uno scalatore straordinario e un uomo generoso oltre ogni limite. Chiunque lo abbia visto correre, non può averlo dimenticato.

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